12 marzo 2013

IL MIO BLOG E' DIVENTATO UN LIBRO!

Grazie al vostro sostegno, il mio blog è appena diventato un libro :). Acquistabile da chiunque voglia presso questo link.
Grazie ancora a chi c'è stato, e a chi continuerà ad esserci.

Spero di ritornare presto con altri argomenti :).
Un bacio,
Chiara

13 luglio 2012

Arrivederci.

L'ultimo post scritto risale ad un mese fa.. ed è anche l'ultimo post scritto in Cina. Giuro, ho cercato in tutti i modi di sedermi e mettermi a scrivere, ma quando non c'è voglia è inutile forzarsi e volersi mettere a scrivere. Adesso ho voglia e sono qui, seduta  davanti la mia scrivania italiana a scrivere un post da Palermo. E se ci penso inizia a divorarmi il vuoto.
Mentre ero in Cina ero convinta che avrei voluto continuare a scrivere sul blog anche una volta tornata a casa.. Ma invece, la voglia, eccetto oggi che sto scrivendo questo post, manca del tutto. Cosa dovrei scrivervi d'altronde? "Sono tornataaa"? No. Tutta questa euforia non c'è. Per tre settimane dopo il mio ritorno alla domanda "com'è andato il rientro?" rispondevo con due semplici parole: "un trauma". E così è stato. Un vero e proprio trauma che non immaginavo per niente.
Ovviamente un trauma con i suoi lati positivi, certo, rivedere tutte le persone a me care è stata un'emozione che non riuscirei mai e poi mai a descrivere, ma mi sono sentita una straniera nella mia città natale. Una turista. Una disadattata. E' assurdo quante cose cambino in dieci mesi, ed io devo avere a che fare con tutti questi cambiamenti. Se poi ci si aggiunge che sono anche io cambiata, abbiamo fatto tombola.
La gente mi dice "dai raccontami com'è andata in Cina!" "dimmi qualcosa in cinese!" ed io lì rimango imbambolata. Non posso raccontarti una vita (perché non è semplicemente un anno di vita ma è una vita in un anno) in una parola, in una frase, in uno scambio di saluti. Avrei bisogno di almeno un anno intero per poter raccontare quella vita intera, quella vita che non vivo più quotidianamente, che adesso fa solo parte di me.
Inizialmente era proprio strano, mi sembrava di essermi risvegliata da un lungo sonno dove tutto era stato semplicemente un sogno. Mi sembrava di essermi risvegliata da un lungo coma dove la parola coma veniva sostituita da Cina. Tutto così surreale, tutto così difficile da toccare con mano, adesso che ne sono lontana. Non so, non riesco a spiegarmi bene, ma era e ogni tanto continua ad essere una sensazione stranissima.
Giornalmente racconto alla mia mamma "Cathleen avrebbe detto questo" "Nainai avrebbe  cucinato questo" ecc. Rivivo la mia quotidianità cinese solo attraverso i paragoni, i racconti che riesco a fare/raccontare a chi vive ogni giorno con me. Quando qualcuno incontrato per caso mi chiede come sia andata, non riesco ad andare oltre ad un "Bene, un'esperienza fantastica che rifarei altre mille volte", ma non per timidezza, le parole mi si bloccano in gola e ad un tratto non riesco più a dire ciò che vorrei dire.
Giornalmente ho nostalgia, mi mancano i pranzi della Nainai, mia sorella che gironzola per casa e ride, ride come una pazza quando dico una scemenza, la sua risata! Mi manca il mio Baba con il suo sorriso genuino imbarazzato quando non capiva un tubo di inglese, la mia cuginetta Lin con i suoi occhioni grandi grandi che sembravano quelli del gatto di Shrek. I miei amici e i pranzi a scuola. Nostalgia, giornalmente e non c'è una cura. Quando avevo nostalgia dell'Italia bastava guardare quanti giorni mancassero per placarla, ma per la Cina no. Devo tenermela, non ho che fare, è una nostalgia che non so quando potrò placare. Non c'è un giorno, una data o un chissà che cosa che mi dica "tra n. giorni tornerai a rivivere tutto ciò". No. Posso solo sniffare i vestiti che fanno odore di detersivo cinese, sfogliare i libri di scuola, chattare con i miei compagni cinesi, guardarmi dentro e guardare quei ricordi che custodisco.
Un'esperienza che ti cambia, assolutamente, che rifarei altre mille volte. Ma una nostalgia continua, una continua terza guerra mondiale con cui convivo, che si affievolisce di settimana in settimana..ma continuerà ad esserci persempre. 
E adesso devo mettere da parte il mio blog, almeno fino a settembre.
Adesso mi tocca studiare dieci materie come se per dieci mesi non abbia studiato.
C'è chi pensa questo ma non m'importa più, sono stanca di arrabbiarmi e avvilirmi, non serve a niente. Ho la consapevolezza e sono orgogliosa di ciò, di essermi spaccata il c*** per dieci mesi in una scuola cinese e di esserne uscita, sana e salva e con ottimi voti.
Voti che saranno solo soddisfazione personale, che forse in un futuro serviranno, ma che oggi sono solo e soltanto una mia soddisfazione, un mio punto di orgoglio, una spinta in più per quando credo di perdere la forza, di non farcela più.
E quindi questo, spero, sia solo un arrivederci.

14 giugno 2012

Tutto cambiera', ancora una volta.

Sono seduta qui,su questa sedia in questo ufficio dove ho passato le mie ore libere in questa scuola. Oggi e' l'ultima volta che li vedo, che vedo coloro che per dieci mesi sono stati i miei amici piu' cari. Ho passato l'ora di pranzo a guardarli in faccia, a guardare i loro volti e a cercare di imprimere nella mia mente ogni singolo dettaglio. Ho mangiato il mio pranzo e poi ho letto il quaderno pieno di dediche che mi hanno regalato. Ad ogni pagina un pianto, lacrime che non riuscivo piu' a trattenere. Ognuno di loro ha scritto come ci siamo conosciuti, cosa e' successo la prima volta che ci siamo visti e i momenti passati insieme e rispolverare quei ricordi mi ha fatto iniziare a pensare che e' impossibile che io lasci qui. Mia zia ieri mi ha supplicata di dirle che tra un anno tornero' perche' non aveva intenzione di salutarmi, voleva per forza dirmi "a tra un anno"... Mia sorella non riesce a starmi vicina, dice che se mi vede piangere si mette a piangere anche lei. Adesso sono qui, che aspetto, che le ore passino per raggiungerli all'uscita ( non ho piu' la divisa e vestita cosi' non posso stare in classe). All'uscita mi tocchera' guardarli e salutarli, uno per uno, non potro' piu' rimandare come ho fatto lunedi', il tempo e' finito ed oggi mi tocca farlo. Qualcuno di loro, gli amici piu' cari e piu' stretti forse in futuro li rivedro', ma altri..altri il mio cuore sa che no, oggi e' l'ultima volta. Ai miei piu' cari amici cinesi mi tocchera' dire un arrivederci e rispondere ai loro "quando tornerai?" con un "non lo so. ma tornero'". A loro non posso dare le certezze che ho dato ai miei cari amici italiani prima di partire.
Essere un'exchange student fa anche male, ma se tornassi indietro lo rifarei altre 1000 volte e scegliere sempre Cina.
Dopo domani saro' a Pechino e li' con altre lacrime agli occhi dovro' salutare coloro che sono stati i miei compagni di avventura e che saranno compagni di vita. Loro in qualsiasi momento riusciranno a capirmi, e' con loro che ho vissuto tutto cio'.
Dopo domani saro' a Pechino e mi tocchera' salutare questo paese che mi ha accolta per dieci mesi.
Dopo di che dopo dopo domani saro' in Italia, saro' a Palermo, saro' a casa. Anche se non riesco a dire pienamente a "casa" perche' per questi dieci mesi sono anche stata a "casa"...Posso dire che tornero' dalle persone che mi hanno amata fin dall'inizio della mia esistenza e che hanno permesso tutto cio'.
Dopo di che niente piu' caratteri ovunque che mi divertivo a tradurre ma solo scritte in una lingua che ben conosco.
Niente piu' riso ogni giorno, ma solo qualche volte.
Niente piu' bacchette, ma forchetta e coltello.
Niente piu' wc alla turca, ma un comodo water.
Nessuna fila alla mensa, ma il pranzo cucinato dalla mamma.
La mia stanza non si affaccera' piu' sul lago di Zhaoqing, ma sulle strade di Palermo.
Le mie cene non saranno piu' solitarie, ma in famiglia.
La domenica a pranzo sara' mamma a cucinare, non piu' la mia nainai.
Non potro' piu' fare commenti in italiano, ma dovro' farli in cinese per non farmi capire.
Tutto cambiera', ancora una volta.
E a me non resta che stare a guardare come cambiera' e cosa accadra'.
C'e' chi mi chiede se sia pronta..beh, lasciatemi rispondere cosi':
Sono pronta a tornare ad avere una vita in Italia. Una vita in Italia per un'italiana non puo' essere di certo piu' difficile da gestire di una vita in Cina per un'italiana.
Non sono pronta a lasciare la mia vita in Cina, che ho costruito con tanta fatica e sacrificio ma mi tocca farlo.. almeno mi aiutera' a perfezionare e rendere al meglio la mia vita in Italia.
Ci vediamo domenica..
星期天我回意大利。

06 giugno 2012

Cosa vuoi che sia?

All'inizio quando guardavo il tempo passare non mi capacitavo di essere in Cina, lontana da tutto e tutti. Adesso invece non mi capacito del ritorno. Mancano solo undici giorni.
Mi volto indietro e guardo il tempo passato, è arrivato giugno davvero senza che me ne accorgessi.
Inizialmente era piacevole guardare il tempo passare e accorciarsi "Manca poco e abbraccio Papà e Mamma" mi ripetevo. Adesso fa male vedere che i giorni rimasti sono davvero così pochi. Ho quella fitta dentro che non mi fa parlare, la stessa fitta che mi angosciava agli inizi perché mi mancava casa.
Fa male vedere che sono solo undici giorni e che ho ancora così tanto da fare.
Ho così tanto da fare che mi chiedo da sola come sia possibile. Ho avuto dieci mesi e non mi sono bastati? Possibilmente non mi sarebbe bastata una vita intera per tutte queste emozioni ed io mi sono dovuta far bastare dieci miseri mesi. Dieci mesi non sono niente ed invece sembravano così tanto. Sembravano impossibili. E invece.. Ma è presto per cantar "vittoria" mi dicono. Mancano ancora undici giorni. "Ma cantar vittoria per cosa?" Mi chiedo giornalmente, mentre mi volto indietro e guardo. Guardo la mia cuginetta mentre la stringo tra le braccia dirmi "I loiv iu". Lei è l'unica prova tangibile del tempo che è passato.. Quando sono arrivata non parlava ne camminava.. adesso è pronta per la grande maratona e non fa altro che chiacchierare. Lei è il mio indice del tempo che è passato e che ahimè non tornerà più.
In questo preciso instante giuro che sto provando con tutta me stessa a far volare la mente al 18 giugno ma non ci riesco. Cosa dovrei immaginarmi? Io non ho la più pallida idea del come sarà la mia vita dopo. Io riesco solo ad immaginare come sarà la mia vita tra due giorni, in Cina. Anche tra un mese, ma solo se sarà qui. Ma non sarà qui, sarà altrove, in quel posto che fino a dieci mesi fa era l'unica casa.
Come sarà il ritorno? Prima riuscivo a sognarlo la notte, in quei momenti in cui casa mancava così tanto.. adesso non ci riesco più. Sento solo una terribile ansia con angoscia che mi assale. Mi chiedo se sarò pronta. Poi guardo ciò che ho vissuto, guardo tutte le prove affrontate e vinte, tutte le emozioni e le esperienze vissute. C'mon, ho vissuto per dieci mesi in un paese dove nemmeno il wc di casa era uguale, ho imparato così tante cose di cui non sapevo l'esistenza, ho risolto svariati problemi contando solo su me stessa e dulcis in fundo, ho imparato una nuova lingua.
Cosa vuoi che sia ritornare in un posto dove ho vissuto per sedici anni? Dove molte cose saranno nuove ma assomiglieranno a quelle passate? Dove non ci sarà più alcun problema con la lingua.. se non verrò capita sarà per altro?
Già... cosa vuoi che sia?
Posso farcela e ce la farò, ho una marcia in più: niente più amicizie false intorno a me.
Solo e soltanto veri amici. Pronti a riabbracciarmi.
Tengo botta e Italia.. ci vediamo la prossima settimana.

11 maggio 2012

We will leave our best friends to return to our best friends.

Qualche giorno fa la mia amica Ylenia ha condiviso uno stato stupendo e allora decisi di rubarglielo. Oggi Naomi, un'altra mia amica in America, ha condiviso lo stesso stato ma interamente, non solo il pezzo che aveva condiviso Ylenia. Allora, essendo in inglese, ho deciso di tradurlo qui perche' lo ritengo un pezzo bellissimo.Se vi interessa l'originale in inglese, potete cliccare su questo link.
ps. e' una traduzione mia, moooolto libera :).

"Un anno e' passato e siamo agli sgoccioli, stiamo per ritornare in un mondo dove tutto cio'che ci circonda e' un paradosso e dove niente e' ancora lo stesso.
In un paio di settimane daremo a malincuore i nostri abbracci, combattendo le lacrime, diremo arrivederci a persone che una volta erano solo nomi su un foglio di carta per ritornare da persone che abbracciammo,cacciando via le lacrime, prima che partire.
Lasceremo i nostri migliori amici per tornare dai nostri migliori amici.
Torneremo nel posto da cui veniamo, e torneremo a fare le stesse identiche cose che abbiamo fatto la scorsa estate ed ogni estate precedente.
Ritorneremo in quella citta'con quelle strade familiari, e anche se sono passati mesi, vi sembrera'che fosse solo ieri quando l'avete lasciata.
Appena camminerai nella tua vecchia stanza, tutte le emozioni ti assaliranno e rifletterai su come la tua vita sia cambiata e sulla persona che sei diventata.
Capirai improvvisamente come le cose che erano importanti per te l'anno prima non sembrano piu' cosi' importanti, e le cose a cui tieni adesso, nessuno a casa le capira' del tutto.
Chi chiamerai prima?
Cosa farai il primo weekend a casa con i tuoi amici?
Dove andrai a lavorare?
Chi sara' al party sabato sera?
Con chi a scuola continuerai ad avere rapporti?
Quanto tempo prima che inizierai effettivamente a sentire la mancanza delle persone scomparse irrompere senza chiamare o bussare?
Allora inizierai a capire quante cose siano cambiate, ti renderai conto che la parte piu'difficile dell'essere un exchange student e' bilanciare i due mondi completamente diversi in cui adesso vivi, cercherai disperatamente sempre di avere tutto e nello stesso tempo cercherai di capire cosa bisogna lasciarsi alle spalle.
Noi sappiamo il significato della vera amicizia.
Sappiamo chi abbiamo continuato a sentire durante lo scorso anno e chi e' rimasto caro nei nostri cuori.
Abbiamo lasciato i nostri mondi per affrontare il mondo reale.
I nostri cuori sono stati infranti, ci siamo innamorati,abbiamo aiutato i nostri migliori amici a superare i disturbi alimentari, la depressione, lo stress e la morte.
Abbiamo acceso le candele nella grotta e siamo stati svegli per tutta la notte solo per parlare al telefono con un amico nel momento del bisogno.
Ci sono stati momenti in cui ci siamo sentiti cosi' indifesi lontani da casa quando sapevamo che i nostri familiari o amici avevano piu' bisogno di noi, e ci sono stati momenti in cui sappiamo di aver fatto la differenza.
Solo poche settimane da adesso e andremo.
Solo poche settimane da adesso e dovremo togliere le fotografie dal muro, e impacchettare i nostri vestiti.
Lasceremo i nostri amici le quali le occasionali emails e telefonate ci faranno ridere o piangere questa estate, e speriamo, anche negli anni a venire.
Prenderemo i nostri ricordi ed i nostri sogni e li metteremo da parte per il momento, conservandoli per il nostro ritorno in questo mondo.
Solo poche settimane da adesso e arriveremo.
Solo poche settimane da adesso e dovremo disfare le nostre valigie e cenare con le nostre famiglie.
Guideremo fino a casa del nostro migliore amico e non faremo niente per ore.
Torneremo dagli stessi amici le quali le occasionali email o telefonate ci hanno fatto ridere o piangere durante l'anno.
Spacchetteremo i vecchi sogni ed i vecchi ricordi che avevamo messo da parte l'anno prima.
In poche settimane scaveremo nel profondo per trovare la forza e la convinzione di adeguarsi al cambiamento mantenendo tutti gli altri vicini.
In qualche modo, in qualche maniera, troveremo il nostro posto in questi due mondi.
In poche settimane.
Are you ready?"
Autore anonimo.

09 maggio 2012

Otto domande sulla Cultura Cinese: Scuola e Lingua.

Da quando sono in Cina vengo "bombardata" di domande, a cui rispondo sempre con immenso piacere. Le piu' frequenti ovviamente sono "come stai?" "come ti trovi?" "come e' la Cina?" e, dulcis in fundo: "quando torni???".
Ma qualche volta la curiosita' delle persone con cui parlo si spinge oltre e mi vengono fatte domande sui Cinesi e sulla loro cultura. Il mio genere preferito di domande.Il mio blog, lo spiegai tempo fa, nasce con l'intenzione di condividere con chi ne avesse voglia, la mia esperienza. E quando mi vengono fatte domande sulla cultura che sto conoscendo, vedo quell'interesse nella mia esperienza che mi riempie di gioia.
Ho allora avuto un'idea: mettere per iscritto le risposte alle domande che potevano interessarvi di piu', in maniera tale che chiunque ne avesse voglia potesse leggerle e rileggerle, conoscendo cosi', attraverso i miei occhi, la cultura con cui mi confronto ogni giorno da nove mesi.
Non sapendo molto bene cosa potrebbe incuriosire una persona che vede tutto cio' da fuori ho sfruttato la curiosita'di Mauro, che ringrazio nuovamente per il prezioso aiuto, e gli ho chiesto di farmi qualche domanda sulla Cultura Cinese.
Mauro mi ha fatto 8 domande, ma chiunque volesse farne altre puo'mandarmi una e-mail a chiara_terrasi@yahoo.it :), anche se penso che quelle di Mauro sono davvero le piu' complete.
Essendo domande che richiedono risposte piuttosto corpose, non le postero' tutte in questo post, ma preferisco dividerle in vari post, anche per rendere piu' "piacevole" la lettura.
Prima di passare alle domande, mi scuso immensamente per tutti questi apostrofi che al posto degli accenti, e tutti questi eccessivi spazi, ma sto scrivendo da una tastiera cinese di un computer cinese dove nessuno ha avuto la geniale idea di installargli l'inglese -.-.

1)Come è strutturata l'istruzione in Cina?(anni di studio obbligatori, suddivisioni per indirizzi, sistema universitario e qualità dell'insegnamento, pregi e difetti rispetto il sistema italiano)
Allora,prima di tutto e'importante dire che i Cinesi passano tutta la loro infanzia a studiare, spendendo mediamente 10 ore al giorno a scuola, in parecchi licei gli studenti dormono a scuola, ritornando a casa soltanto nel weekend.
Iniziano la scuola elementare a 6-7 anni ( l'asilo non e' scuola dell'obbligo),che frequentano per 5 anni, proprio come in Italia. Dopo la scuola elementare anche loro hanno la scuola media della durata di tre anni e poi il liceo dove sono soltanto tre anni contro i nostri 5. Questi quindi sono gli anni di studio obbligatori. Nel mio liceo,che diciamo e'quello tipico cinese i tre anni si dividono ulteriormente: al primo anno seguono tutti le stesse materie (Cinese, Matematica, Fisica, Chimica, Biologia, Storia, Geografia, Inglese, Ed.Fisica, Psicologia, Calligrafia, Informatica, Politica, Musica, Arte). All'inizio del secondo anno devono scegliere se fare "Umanistica" o "Scienza", ovvero seguire le stesse identiche materie del primo anno, ma per umanistica vengono diminuite le ore delle materie scientifiche ed aumentate quelle di cinese e storia, e per scienza vengono diminuite tolte le ore di storia, diminuite quelle di cinese, ed aumentate tutte le ore scientifiche.
Esistono pero'licei internazionali (dove si insegna in inglese), linguistici (dove insegnano piu'di una lingua straniera) e artistici ( dove insegnano arte, danza e musica). Questi licei, soprattutto gli artistici, non sono molto diffusi, quindi non so con certezza come sono strutturati.
Le attivita' extrascolastiche del mio liceo sono principalmente competizioni: di ballo, recitazione, canto e english speech, oltre ai vari tornei sportivi (nella mia scuola, al di la' delle olimpiadi di inizio anno, si svolgono solo partite di basket al livello di torneo, tutto il resto sono allenamenti individuali).
Per passare i vari anni bisogna solo andare a scuola, i vari voti ottenuti infatti non aiutano, servono solo ad essere ammessi all'universita'. Le varie ammissioni funzionano infatti a graduatorie e punteggi. Se nei tre anni delle scuole medie hai ottenuto ottimi voti nei vari esami, il tuo punteggio sara' alto e tu sarai alto in graduatoria e sara' quindi piu' facile essere ammessi al liceo piu' prestigioso della tua citta, cosi' come al liceo, se nei tre anni di liceo hai ottenuto ottimi voti, sarai alto in graduatoria, cosa che conta parecchio per i test di ammissione universitari. Qui essere basso in graduatoria all'interno della propria scuola e' una cosa parecchio umiliante sia per lo studente che per la sua famiglia. Senza una buona posizione in graduatoria ed un buon punteggio e' quasi impossibile venire ammessi alle universita' piu' prestigiose cinesi.
E' tutta una continua competizione, fatta di graduatorie e punteggi.
Il sistema universitario non e' molto diverso dal nostro, una sola grande differenza: tutti i corsi di laurea sono triennali. Anche qui funziona a esami, facolta' e frequenza.
La qualita' dell'insegnamento e'completamente soggettiva, cambia infatti di scuola in scuola, di universita' in universita'. Le scuole piu' prestigiose hanno i docenti piu' bravi e ammettono solo gli studenti piu' bravi: non importa da dove vieni, per andare nella scuola x devi avere un punteggio minimo, se no non vieni ammesso e devi cambiare scelta di liceo.
La mia scuola e' la migliore della mia citta' ed una tra le migliori del Guangdong. Di conseguenza la qualita' dell'insegnamento e' parecchio alta.
I pregi ed i difetti della scuola cinese sono facilmente elencabili, tra i pregi al primo posto metto l'utilizzo frequente di laboratori e l'uso delle lavagne elettroniche nelle varie ore di lezione. Il docente infatti non si limita ad usare un'immensa lavagna, a parlare oralmente, ma usa anche un computer ed un proiettore di cui e' dotata ogni classe, proiettando la lezione mentre la spiega. Cosi' e' molto piu' facile non distrarsi, non perdere il filo del discorso e capire anche se non si sente bene.
Un grandissimo difetto per me e' il metodo con cui viene insegnato l'inglese. Gli studenti cinesi infatti per imparare l'inglese devono ripetere un tot di parole ogni giorno a voce alta e imparano la grammatica attraverso esempi. Risultato? Le parole ripetute con poca voglia ogni mattina alle 7.30 non se le ricordano e per comporre frasi grammaticalmente corrette usano solo gli esempi che gli vengono dati, incapaci di applicare la stessa regola anche ad altri esempi.
Dal punto di vista metodo di studio per molte materie preferisco il metodo italiano, soprattutto per l'insegnamento delle lingue straniere. Ma devo dire che quello delle lavagne elettroniche e' un gran bel pregio.

2)Lingua ufficiale e dialetti
La lingua ufficiale della Repubblica Popolare Cinese e'il mandarino parlato bene o male in tutta la Cina. Alcune province pero' oltre al mandarino hanno un loro dialetto (i principali dialetti sono 7), mentre in alcune parti e'soltanto l'accento con cui parlano il mandarino, a cambiare.
Io abito nel Guangdong, a 4 ore da Hong Kong. Il capoluogo di provincia e' Guangzhou, conosciuta da noi occidentali come Canton. In questa provincia si parla infatti il Cantonese, una lingua completamente differente dal mandarino, che, a sentire i Cantonesi, e' ben piu' antica della lingua ufficiale. Il Cantonese e' ben piu' difficile del mandarino sia per pronuncia, che per scrittura e per intonazione. Per la scrittura infatti, il YueYu (nome cinese del dialetto cantonese), usa i caratteri tradizionali: piu' articolati di quelli semplificati del mandarino. Per l'intonazione invece il YueYu conta 10 toni, contro i 4-5 del mandarino.
Essendo il mandarino la lingua prescelta dal governo, tutte le cose ufficiali sono scritte e dette in mandarino. A scuola gli insegnanti insegnano in mandarino, ad esempio. Ma nei negozi, per la strada, in famiglia, viene usato il cantonese. E' possibilissimo trovare persone nel Guangdong che non sono capaci di parlare mandarino, in quanto appartenenti alla vecchia generazione, quando nelle scuole si insegnava in cantonese ( come per dire i vecchi a Palermo che parlano solo in Siciliano). Una cinese invece che non proviene dal Guangdong e che parla mandarino, non riesce completamente a capire il cantonese. Al contrario, una persona che e' capace di parlare soltanto in cantonese, bene o male riesce a capire qualcosa di mandarino. Credo che questo sia dovuto al fatto che, come molti cantonesi ritengono, buona parte del mandarino provenga dal cantonese.
Vi consiglio comunque di dare una letturina a wikipedia su "Lingua Cinese" e "Lingua Cantonese". I due argomenti vengono spiegati piuttosto bene.


04 maggio 2012

Paura di tornare o paura del cambiamento?

Oggi ho voglia di scrivere, e allora eccomi qui, alle 23.04 di venerdì sera a scrivere qui.
Me ne andrei volentieri a letto, ma ho dannato bisogno di parlare con mia mamma e devo aspettare le 19 italiane per farlo.
E' un periodo un pò di merda, e chi c'è passato lo sa bene. Vanno arrivando le comunicazioni sul ritorno, gli orari dei voli e le info sul "Party di Addio" ed io ho quell'angoscia dentro che mi sale. E le lacrime che scendono. In più c'è quel pacco enorme, dove ci entra mia sorella senza alcuna fatica, davanti la mia camera che mi guarda ogni volta che torno da scuola come a volermi dire "Guarda che il tempo è tiranno, sta volando, e tu non puoi riempirmi e spedirmi all'ultimo minuto". Ma la mia voglia di infilarci le cose dentro e spedirlo è inesistente. Sarebbe proprio la chiusura del capitolo, che cerco di rimandare per quanto sia possibile.
La gente, i miei amici iniziano a chiedermi "Ehi ma fra poco torni!! Sei felice?". Ecco questa domanda mi mette in grande disagio, e mi metto a cercare una risposta adatta, anche se risposta adatta non c'è. Credo di averlo ripetuto fino all'esaurimento di non vedere l'ora di riabbracciare mia mamma, mio papà e tutte quelle persone che per me contano davvero. Ma non ho per niente voglia di dover salutare le persone che da nove mesi fanno parte della mia vita.
In più ultimamente sto maturando quella consapevolezza di avere paura, di essere terrorizzata dall'idea di ritornare. No, non sono folle, ma più ci penso, più mi rendo conto che è così. E i motivi sono svariati.
Uno ad esempio, che però è davvero stupido, è che qui sono una persona nuova, conosciuta solo per quello che io ho voluto far conoscere di me, e sono stimata da quasi tutta la scuola. I miei compagni di scuola amano parlare con me, cercarmi e farmi domande, e non si stancano mai di ciò. Tutte attenzioni che una volta tornata, svaniranno nel nulla.
Lo so che può sembrare un discorso di un egocentrismo unico, ma ripeto, se lo si vive si capisce.
Un altro motivo è che da quando sono qui sono spettatrice del mio cambiamento, per quanto sia davvero felice del "risultato ottenuto", questo ha un grande contro: io sono cambiata, ma anche chi è rimasto in Italia è cambiato, siamo sicuri che riuscirò ad avere un contatto con loro? O, se loro sono sempre gli stessi, la nuova me, riuscirà ad "inserirsi"?
No, forse non sono riuscita a spiegarmi bene.. Ci provo in parole povere: ho il terrore che una volta ritornata o troverò tutto cambiato, un cambiamento di cui io non sono stata partecipe e quindi non ci sarà posto per me, o non sarà cambiato un cavolo, ma essendo cambiata io le cose "come erano prima" non mi staranno bene, certi comportamenti che sopportavo a malapena prima adesso mi daranno sui nervi.
Ecco cosa intendo quando dico ho paura di tornare.
Anche perché ho visto più gente andarsene in questi mesi che in tutta la mia vita.
Basta vedere la mia bacheca su facebook, tutte quelli che consideravo amici che fino a novembre scrivevano "Mi manchi, torna" e che adesso non sento appunto da novembre. Quella bacheca che viene riempita solo dalle frasi, la maggior parte citazioni di mia sorella, che io scrivo. Adesso, tranne quei "pochi ma buoni" amici che mi sono rimasti che si contano davvero sulle dita di una mano, o forse due dai, i messaggi di stima, di farmi forza, quel calore continua ad arrivarmi sì, ma da estranei.
Quelle persone che ad agosto mi dicevano " ti starò vicino-a, ti darò forza, ci sarò sempre per te" sono sparite nel nulla. Andandosene in silenzio. Loro forse pensano che io non me ne sia accorta, ma sono cambiata sì, ma la mia memoria è rimasta sempre bella viva.
Per quanto mi possa dare dispiacere era una cosa di cui ero sicura all'inizio.
Per quanto in quel famoso schema del baule e del frigorifero "le amicizie" le avessi messe nel baule per portarle con me, o sono rimaste nel frizer, o si sono sciolte a causa dell'inquinamento.
Era una cosa con cui avevo fatto i conti fin dall'inizio, e comunque sono sicura di poter continuare a contare su quelle persone su cui non ho mai dubitato.
Ma riesco a farlo da lontano, ritornarmi e ritrovarmi faccia a faccia con ciò non è una cosa che sono sicura riuscirò ad affrontare.
Ecco perché dico "paura di tornare".
Ma..ho affrontato nove mesi in Cina, da sola, senza la mia famiglia, ritrovandomi a cominciare una nuova vita da zero..cosa vuoi che sia ritornare e trovarsi faccia a faccia con la falsità di quelli che in un tempo passato ritenevi amici?
Ce la farò. E se non ci riuscirò, ci saranno quelle persone che non mi hanno mai abbandonata, che ci sono sempre state a sostenermi, ed il mio ritorno sarà solo per loro.
Non ho bisogno di fare nomi ne ringraziamenti. Non c'è davvero bisogno. Credo che ciascuno dei miei amici sappia o meno se mi riferisco a lui o no :).
E forse sono semplici paranoie che mi faccio, ma una cosa è certa: le cose sono cambiate.